domenica 2 ottobre 2011

NOTTURNO ALIENO

INTRODUZIONE DI GIAN FILIPPO PIZZO

Questa antologia ha origine da una constatazione tutto sommato abbastanza banale: che il noir è in questo momento il genere preferito dai lettori, e non solo quelli italiani. Di più: che proprio gli scrittori italiani sono sulla cresta dell’onda anche all’estero, dove – a dar retta a qualche articolo apparso sulla stampa quotidiana – avrebbero superato nelle preferenze anche i troppo osannati (e sopravvalutati) autori scandinavi, Stieg Lersson in testa. Poiché io mi occupo essenzialmente di fantascienza, ecco l’idea: abbinare il noir con l’ambientazione classica della science fiction. Ma... un momento: nella sua prefazione Stefano Di Marino rivendica (giustamente) il fatto di occuparsi di “fantanoir” da vari anni; allora, niente di nuovo sotto il sole? Non è proprio così. Quando si opera una commistione di generi non è che l’apporto sia proprio paritario tra i generi coinvolti, piuttosto si ha l’inserimento di qualche gene di uno nell’intera catena del DNA dell’altro (per usare una terminologia scientifica ormai comprensibile a tutti). Così Stefano Di Marino – meglio noto nell’ambiente come Stephen Gunn – scrive essenzialmente storie di azione di ambientazione poliziesca o spionistica condendole di elementi fantascientifici, orrorifici o d’altre forme narrative.
Quello che io volevo ottenere è l’esatto contrario: inserire l’atmosfera noir all’interno della fantascienza. Anche questa una operazione già tentata e anche con successo, però in una sola maniera, quella di spostare una vicenda sostanzialmente poliziesca in un futuro neanche troppo remoto, comunque ben descritto in quanto a struttura sociale. Il paradigma è dato dal celeberrimo film di Ridley Scott Blade Runner (molto meno dal romanzo ispiratore della pellicola, Il cacciatore di androidi di Philip K. Dick), imitato poi da altre produzioni cinematografiche e da diversi romanzi, tra i quali possiamo segnalare, restando in ambito italiano, quelli di Dario Tonani (Infect@, L’algoritmo bianco, Toxic@), Irregolare di Vincenzo Bosica o Infezione genomica di Giovanni Burgio. Perché il noir è un genere essenzialmente metropolitano e contemporaneo che trae la sua ragion d’essere dal degrado fisco e morale che sta attraversando la nostra civiltà occidentale, e dunque è anche abbastanza facile ambientare una storia in una metropoli del futuro – che sia Los Angeles o la Milano di Tonani poco importa – dove questo degrado verosimilmente sarà ancora maggiore.
E dunque la “sfida” che ho lanciato ai vari autori che ho contattato è stata proprio questa: scrivere dei racconti che fossero in primo luogo di fantascienza  (questa l’etichetta che serve ai librai, come dice Di Marino) con la sua tipica ambientazione in un’astronave, un pianeta lontano, un viaggio nel tempo, un futuro abbastanza lontano da non assomigliare troppo al nostro presente, oppure anche contemporanea ma in cui l’idea di partenza fosse tipicamente fantascientifica; che la situazione descritta fosse proprio noir, con il suo corredo di angoscia, paura, pericolo e le varie sensazioni che si accavallano nei protagonisti di queste storie; che non si riproponessero – salvo eccezioni – ambientazioni urbane, né futuribili né ricorrendo al trucco di spostare un hard boiled su un altro pianeta.
Non ho voluto, apposta, dare una definizione di noir, ben sapendo che questo termine ormai è diventato ambiguo e per qualcuno assorbe sia l’hard boiled degli anni Trenta e Quaranta (americani) che il poliziesco d’indagine (alla Nero Wolfe o alla Commissario Montalbano, per capirci). Non sono molto d’accordo con questa soluzione e preferisco considerare il noir come uno scavo nella psicologia di personaggi o negativi (criminali) oppure vittime di situazioni drammatiche più forti di loro, ma sapevo benissimo che non potevo imporre questo unico modello. Ho dunque lasciato liberi gli autori, a patto che rispettassero le altre condizioni: mi interessava soprattutto che l’atmosfera fosse quella richiesta e che fosse calata all’interno della science fiction più tradizionale. Così le storie qui presenti attraversano tutto l’arco delle possibilità sia fantascientifiche che del giallo, dal viaggio nel tempo alla spy-story, dall’utopia negativa al poliziesco più classico, dall’avventura spaziale al “nero”, dagli universi paralleli all’azione adrenalinica.
Tutto sommato, credo che l’operazione sia perfettamente riuscita.

NOTTURNO ALIENO, a cura di G. F. Pizzo, edito da Bietti, Milano, pp. 490, € 22,00
è in libreria da ottobre 2011.


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